Non è una mostra, non è uno spettacolo. Necessita della luce di una lanterna e di una mente agile per saltare sulle spalle di Casanova e, insieme con lui, attraversare calli buie, sfiorare l’acqua di un canale, il tetto dei Piombi, oltrepassare porte e arrivare infine al teatro di teatri.

Lo scrittore, avventuriero, letterato, viaggiatore, agente segreto, diplomatico veneziano, tutto in un sol uomo, dalla personalità incontenibile, a 300 anni dalla nascita rivive in purezza alla Fondazione Giorgio Cini che gli dedica Casanova e l’Europa. Opera in più atti, allestita fino al 2 marzo 2026 nella Sala Carnelutti e nel Piccolo Teatro dell’Isola di San Giorgio Maggiore, realizzata con la collaborazione della Fondazione Teatro La Fenice.
La macchina scenica inaspettata ricostruisce le calli di Venezia, i muri di mattoni, le finestre con le inferriate, i masegni umidi, territorio delle conquiste notturne di Giacomo Casanova. E fin qui serve la lanterna.

Poi inizia il viaggio, quasi ossessivo, come quello di un globetrotter senza requie – Parigi, Costantinopoli, Varsavia, Vienna, Londra, Napoli – in un’Europa sliding door di scoperte, trionfi, delusioni, dilatata su una mappa grazie alle video-installazioni della regista Sara Francesca Tirelli, nella sala degli specchi (foto d’apertura), che riflettono all’infinito le immagini di una vita mai sazia.

Dieci porte, alcune con simboli massonici come maniglie, si aprono verso altre sale che raccolgono una wunderkammer di oggetti rari, i materiali storici provenienti dalle collezioni della Fondazione, la raccolta di preziosi libri sull’esoterismo, i teatrini di marionette, gli spartiti di Nino Rota per il Casanova di Fellini, le incisioni delle Carceri d’invenzione di Giambattista Piranesi.

Tutti sono un po’ Casanova alla mostra su Casanova (catalogo Marsilio Arte), seconda parte – dopo quella a Palazzo Cini – del progetto espositivo presentato dal presidente della Fondazione Cini Gianfelice Rocca, il direttore scientifico Daniele Franco, il segretario generale Renata Codello, il direttore generale della Fenice Andrea Erri e il direttore degli allestimenti scenici Massimo Checchetto.

Omaggiato come una rock star, declinato in mille variabili, figura multiforme che incarnò il suo tempo e quello che sarebbe venuto, Casanova – e i visitatori con lui – termina la propria fuga in un teatro di teatri, sul palcoscenico che fu la sua esistenza, e non sempre arrivarono solo applausi.


