La laguna e le Dolomiti che quasi si toccano, l’acqua e la neve sullo stesso piano, in un unico scatto che annulla la profondità e azzera i chilometri di distanza.
Forse pentita di aver infierito su Natale con una notte da tregenda, la natura regala a Santo Stefano il primo stravedamento dell’inverno, fenomeno ottico-atmosferico grazie al quale Venezia pare adagiata ai piedi delle montagne e le montagne sembrano scese in pianura.

In questa visita festiva reciproca, le vette imbiancate del Monte Civetta, delle Pale di San Martino, del Monte Grappa cingono le isole della laguna, fanno a gara con i campanili della città, raccolgono nel loro immenso catino le bricole, le barche, le barene come in un presepe marino.

Lo stravedamento è il termine usato dai pescatori di Chioggia per indicare una visione particolarmente nitida, un orizzonte pulito, possibile grazie all’impegno del vento che spazza via lo smog, la nebbia, le polveri, rendendo l’aria trasparente.

In questo vedere extra, al di là, oltre il limite consueto; in questo vedere meravigliosamente bene, con decimi a profusione, l’intelligenza naturale si fa un baffo di quella artificiale.

Lo stravedamento è senza trucchi, senza inganno. Più potente di qualsiasi versione di photoshop, dura poche ore, per pochi giorni all’anno, tra dicembre e gennaio, quando il freddo punge e taglia. Come l’aurora boreale, arriva per caso, all’improvviso, solo se ne ha voglia.


