Non c’è pace per Ca’ Dario, che appare, scompare e riappare con la rapidità delle favole arabe. Dopo un anno di silenzio, chiuso nelle pieghe della sua infelice bellezza, il palazzo rinascimentale affacciato sul Canal Grande ritorna sul mercato pubblico, non più a 18 milioni di euro, ma a un prezzo “su richiesta”, non più in esclusiva, bensì affidato contemporaneamente a due agenzie immobiliari.
La proprietà del palazzo ha infatti deciso di raddoppiare gli sforzi incaricando della vendita sia Dimora Italia Real Estate, rappresentante di Christie’s a Venezia, che già aveva Ca’ Dario nel proprio portfolio dalla primavera del 2024, sia Engel & Völkers.

Una scelta un po’ inusuale, considerata l’unicità dell’immobile, probabilmente dettata dalla necessità di allargare il più possibile la platea dei possibili acquirenti, in grado non solo di sborsare un sacco di quattrini, ma anche di far spallucce di fronte alla fama di sventura che da due secoli tormenta l’edificio.
Forse sarà la volta buona, forse bisognerà aspettare ancora un po’; tutto passa, il mercato immobiliare va veloce, anche le superstizioni sbiadiscono.
Ca’ Dario con la sua facciata decorata da oltre 80 medaglioni marmorei non ha concorrenti, il tempo l’ha sfiorata con mano gentile, qualcuno capirà che non è un tesoro avvelenato.

In questi dodici mesi in cui il palazzo era off-market, ovvero trattato da Dimora Italia Real Estate privatamente al di fuori dei canali di pubblicità tradizionali, è stato redatto il certificato di conformità urbanistica completo, quindi è abitabile da subito, sono stati eseguiti lavori nel giardino, è stato restaurato l’ingresso.
Nei prossimi giorni l’agenzia rappresentate di Christie’s lancerà alcuni brevi video per mostrare gli interni del palazzo. Chi vorrà, potrà toccare con gli occhi, su e giù per i 1000 metri quadrati di superficie, la Sala Maometto, i salotti, i salottini, le nove camere da letto, gli otto bagni, l’androne monumentale, lo scalone decorato, la biblioteca, il giardino, la fontana moresca, l’altana, fino agli alloggi di servizio.

Una quindicina le visite effettuate in queste settimane da parte di potenziali compratori sia italiani che stranieri, evidentemente immuni alla superstizione.
Così come lo furono coloro che, nei secoli, abitarono il palazzo, salvo poi doversi ricredere quando era ormai troppo tardi. Dal mercante armeno di diamanti Arbit Abdoll, che a inizio Ottocento fallì, al tenore Mario Del Monaco, rimasto coinvolto in un grave incidente durante la trattativa per l’acquisto dell’immobile.
Andò peggio a Filippo delle Lanze che, nel 1970, morì per mano del suo amante croato. Dopo gli anni delle favolose feste dell’imprenditore Fabrizio Ferrari, travolto da un tracollo finanziario, toccò a Raul Gardini, morto suicida nel 1993, che di fronte alla reputazione sinistra di Ca’ Dario aveva assicurato di non aver paura.
Infine, nel 2006, l’acquisto da parte di una società americana per conto di un cliente il quale, forse per scaramanzia, scelse di restare anonimo in attesa di giorni migliori.


