Duecento metri per volta, passo dopo passo, di mano in mano – tutte inguantate di bianco – la Fiamma olimpica arriva a Venezia, 46ª tappa del lungo viaggio verso Milano.
La portano, carichi d’orgoglio, il naso congelato dal freddo, una quarantina tra atleti olimpici e paralimpici, le campionesse del remo Gloria Rogliani e Luisella Schiavon, tutti parte della grande famiglia dei 10.001 tedofori dei Giochi Olimpici Milano Cortina 2026 che compongono la staffetta lunga 12.000 chilometri.

Per quasi tre ore, prima a piedi, poi sull’acqua, la Torcia che non si spegne (quasi) mai, progettata per resistere a pioggia, vento fino a 70 km/h e temperature estreme, attraversa la città seguendo un percorso a zig zag che, iniziato a Piazzale Roma, taglia i campi, imbocca le calli, gira per le sconte, e subito porta i propri omaggi a Ca’ Farsetti dove l’attende il sindaco Luigi Brugnaro.

Il Canal Grande la accoglie con fasti dogali, nell’aria tagliente che sembra scesa dalle Dolomiti per vedere come butta in laguna; pubblico in attesa lungo le rive come alla Vogalonga, palazzi in ghingheri come alla Regata Storica, smartphone sguainati per portare a casa un frammento dell‘evento sportivo che ritorna in città dopo vent’anni.
L’acqua non spegne il fuoco, ma lo consacra; e in questa sublimazione di due elementi essenziali della vita, Venezia non deve far altro che tirar fuori i gioielli di famiglia.

La Serenissima e la Dodesona lucidate, l’alzaremi, i ferri scintillanti delle gondole, le imbarcazioni delle remiere in corteo da Rialto all’Accademia, come in un dipinto di Gabriel Bella, che due secoli e mezzo fa non si perse una festa. A bordo, tra gli altri, Amedeo Tessitori, capitano della Reyer e olimpico a Parigi 2024 con la nazionale di basket, e Gianluca Busio, vice capitano del Venezia FC.
La Torcia segue il proprio rito, disciplinata come un soldato, ogni passaggio sincronizzato, come avesse un orologio interiore, solo 1.060 grammi di peso, realizzata in materiali riciclati, in particolare da una lega di alluminio e ottone.

Il tragitto è lungo, ma vola. Su e giù dai ponti, e poi di nuovo sull’acqua, la Fiamma olimpica lambisce l’isola di San Giorgio, si spinge in Arsenale, ritorna lungo Riva degli Schiavoni. E’ sport instagrammabile, apprezzatissimo dagli sponsor che per farsi pubblicità hanno speso un mucchio di quattrini, ma nessun euro investito a Venezia risulta mal speso.
Gran finale cartolinesco in Piazza San Marco. La prescelta per accendere il braciere mobile è Sandra Truccolo, due volte campionessa paralimpica di tiro con l’arco. Un’ultima fiammata e via.


