Lo scrittore Robert de Laroche

«La mia Venezia in giallo»

Omicidi, rapimenti, fughe lungo i canali, nebbia, inverno. Lo scrittore, giornalista, editore francese Robert de Laroche, 76 anni, residente in laguna dal 2021, più veneziano di molti veneziani, autore di 60 libri, sceglie una Venezia da brividi per ambientare i suoi gialli storici, l’ultimo dei quali, La gondole des ténèbres – edito da Gallimard – è uscito da poco nelle librerie.

Perché questo genere e perché Venezia?

«Sono sempre stato un gran lettore di gialli storici. A un certo punto, una quindicina di anni fa, mi venne l’idea di scriverne uno ambientato nella Venezia del Settecento. Ricordo che lo dissi a mia madre; mia madre mi guardò e rispose: devi farlo».

Normalmente Venezia viene percepita come città poetica, adagiata sulla propria bellezza; nelle pagine dei suoi romanzi è invece notturna, fitta di misteri.

«Non ho mai considerato Venezia una città romantica, bensì una città in cui predominano l’acqua e il silenzio. Mi piace far vedere zone della città che la gente non conosce, dove immagino che possa succedere di tutto».

Come prepara la trama?

«Il protagonista dei miei gialli è il nobiluomo Flavio Foscarini che, insieme all’amico Gasparo Gozzi, fa l’investigatore per contro proprio, risolvendo i delitti che sconvolgono la città. I due frequentano la casa di Rosalba Carriera, una figura femminile incredibile, prima pittrice d’Europa, donna modernissima».

Perché figure immaginarie e figure reali?

«Mi piace raccontare storie al limite del fantastico, ma che hanno sempre una spiegazione razionale, i cui personaggi sono in parte inventati e in parte realmente esistiti. Prima di iniziare a scrivere fotografo tutti i luoghi in cui sarà ambientato il libro».

I gialli storici di Robert de Laroche

Da cosa trae ispirazione?

«Mi ispirano i dettagli. La mia immaginazione non si accende con i grandi episodi, ma grazie ai particolari. Una sera, ad esempio, ho visto una finestra protetta da un’inferriata al terzo piano di una casa e mi sono chiesto perché ci fossero le sbarre di ferro così in alto. Forse c’era un mostro che viveva segregato nel palazzo? Un’altra volta ho notato un piccolo altare a Sant’Iseppo. Nel buio c’era solo quella luce. Da lì è iniziato un nuovo racconto».

Conosce Venezia molto bene.

«Prima di decidere di venire a vivere qui, l’ho frequentata per moltissimi anni».

La prima volta?

«Avevo otto anni. Insieme ai mei genitori e a mio fratello maggiore ci siamo fermati per un giorno al ritorno da una vacanza dalla ex Jugoslavia. Abbiamo fatto un giro in gondola; ricordo che non riuscivo a staccare lo sguardo dall’acqua dei canali tanto era limpida, piena di pesci e granchi».

Poi?

«Poi sono tornato 25 anni più tardi, nel 1983, e insieme ad alcuni amici ho soggiornato alla Pensione La Calcina, alle Zattere. Da allora sono ritornato a Venezia regolarmente due volte l’anno. Ho iniziato a conoscere meglio la città, a stringere amicizie. Fu così che nel 1990 suggerii al fotografo Jean-Michel Labat di fare insieme un libro sui gatti. Nel 1991 è uscito Chat de Venise che ha avuto un successo enorme».

La sua passione per i gatti?

«Ho scritto una trentina di libri sull’argomento, ho avuto moltissimi gatti, a ciascuno di loro ho fatto fare un ritratto; ora sono tutti appesi nella mia camera da letto. Adesso vivo con Luna, una soriana dal pelo nero e gli occhi dorati».

I ritratti dei gatti dello scrittore

Come mai ha deciso di vivere stabilmente a Venezia?

«A un certo punto della mia vita mi sono reso conto che ogni volta che ero a Venezia mi veniva un’idea, e non appena ritornavo a casa, in Normandia, l’idea spariva. Allora mi fu chiaro che questa città giovava alla mia fantasia, era fatta per me, così come la casa nella quale abito».

In che senso?

«Quando presi la decisione di trasferirmi in laguna con tutti i miei 7.000 libri, iniziai a cercare un appartamento su Internet. Il primo che trovai è stato quello che poi ho preso. Ho firmato il contratto dopo averlo visto soltanto in video. Le iniziali del precedente inquilino erano uguali alle mie. Non ho nemmeno dovuto cambiare la targhetta del campanello».

Cosa l’ha attratto di questa città?

«Il fatto che Venezia è come un paese, tutti si conoscono, s’incontrano; i rapporti umani sono facili, la qualità della vita è alta. E poi il silenzio la tranquillità, l’arte, la storia, la musica: qui c’è tutto».

Si considera un veneziano?

«Lo sono a tutti gli effetti. Non tornerò più in Francia. Qui ho messo radici, ho i miei amici. Ho dedicato a questa città numerosi libri, tra cui una guida insolita, due volumi sul Caffè Florian, un altro sul Carnevale».

Come si costruisce un libro giallo.

«Scelgo un punto d’inizio e uno d’arrivo. Tra l’inizio e la fine si svolge la storia nella quale deve sempre succedere qualcosa».

Quando scrive?

«Normalmente inizio la mattina presto, prima delle 8. Scrivo almeno due o tre pagine al giorno, tutti i giorni».

Mai una giornata di riposo?

«Mai. Sono molto disciplinato. Se lasci la storia anche per poco, sei perso. In ogni caso non mi sarebbe possibile perché quando scrivo un romanzo vivo insieme ai miei personaggi, entro nei luoghi che frequentano, parlo con loro. Ho sempre con me un piccolo taccuino sul quale prendo appunti».

Segue un rituale quando scrive?

«Tengo solo una piccola spilla con un gatto nero sulla mia scrivania».

  1. Molto interessante scoprire le persone che scelgono di vivere e lavorare a Venezia in contro tendenza a chi se ne va …. Non solo mestieri legati al turismo !!!
    Venezia città magica e unica speriamo che attragga altre persone .
    Grazie Manuela che ci regali queste testimonianze
    Alessandra

  2. In quale zona di Venezia vive lo scrittore? Ho notato una cosa tristissima: sono andata al mercato di Rialto il mercoledì e c’ero solo io, i banchetti erano forse otto. Non capisco dove vadano i veneziani a fare la spesa e se esistano ancora i veneziani

  3. Molto interessante! Non conoscevo questo autore ma vorrei leggerlo. Venezia è una fonte infinita di spunti per racontare storie. Venezia è unica!

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