Allora, si inizia. Primo giorno di pre-apertura della 61. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale, la più tormentata a memoria d’uomo, un colpo di scena dopo l’altro; Russia sì, Russia no, Russia ni, la Giuria che si dimette, riunioni convulse, cellulari roventi, mentre l’arte, legittimamente, bussa per farsi notare.

Scende la pioggia, con folate di vento fino a 28 km/h, che tutto lava, tutto smacchia, dai Giardini di Castello all’Arsenale, e via via, a cerchi concentrici, nel resto della città che da mesi aspetta di prendere il proprio posto al centro del mondo.
Il palcoscenico è irresistibile, il lavoro di curatori, artisti, uffici stampa, allestitori non si è fermato un attimo, nemmeno nei giorni più tribolati, quando il titolo In Minor Keys scelto da Koyo Kouoh sembrava un’eco lontana, un invito ad abbassare le tonalità rimasto sospeso, e invece.

Il potere autogenerativo dell’arte si definisce per addizione. Tutti presenti all’appello, palazzi, musei, giardini, isole, chiese sconsacrate, chiostri, terrazze, balconi, alberghi a cinque stelle fino agli ormeggi per i super yacht, come Punta della Dogana, dove ha gettato l’àncora il Sofia, coordinato al grigio del cielo.

In questo fiorire di eventi che quasi stordisce, che impone alle signore quattro o cinque outfit diversi al giorno ripescati dal guardaroba invernale a cambio stagione appena fatto; in questa laguna che ieri accoglieva Marina Abramović alle Gallerie dell’Accademia e domani i mille ospiti di François Pinault alla Fondazione Cini tra gli ulivi; in giornate così, l’agenda da sola non basta. Necessita di una calcolatrice e, fatti i conti, fa un balzo sulla scrivania.

La Fondazione Cini presenta Georg Baselitz. Eroi d’Oro, a cura di Luca Massimo Barbero, a pochi giorni dalla scomparsa dell’artista tedesco, e dunque eroe della sua stessa mostra che presenta una serie di ritratti e autoritratti di grandi dimensioni.

Il primo piano nobile di Palazzo Erizzo Ligabue diventa per volontà di Inti Ligabue il Palazzo delle Arti e delle Culture con Collecto: oltre 400 opere da 4,5 miliardi di anni fa alla contemporaneità, una biblioteca mesopotamica, arte precolombiana, oceanica, africana e poi Leonardo, Tiepolo, Guardi fino a Marta Spagnoli in residenza d’artista.

Da Cannaregio risponde Anish Kapoor con la sua fondazione a Palazzo Manfrin che raccoglie 100 modelli di opere e idee progettuali a cui l’artista inglese di origini indiane si è dedicato nell’arco di oltre 40 anni.
Si presenta alla città anche Etnia House of Arts, la nuova piattaforma dedicata alla creazione contemporanea promossa da Etnia Eyewear Culture, negli spazi dell’ex Chiesa dell’Abbazia della Misericordia, che ritorna alla città dopo un lungo intervento di restauro.

Poi c’è l’Orto Giardino del Redentore, alla Giudecca, che inaugura Orizzonte. Un giardino a Venezia di Sarah Moon mentre dall’altra parte della città, nel giorno del compleanno di Giovanni Querini, la Fondazione Querini Stampalia apre The Dreamer .
Nel nuovo concept e allestimento, i capolavori della collezione si confrontano con gli interventi di sei artisti contemporanei, tra cui Davide Rivalta il quale, dopo i leoni in campo, porta il Cavallo sotto i lampadari di Murano.

Nessun dorma nemmeno nella camera dell’Hotel Metropole in cui, tra il 1895 e il 1899, Sigmund Freud scrisse parte de L’interpretazione dei sogni. La stanza (fino al 10 maggio) diventerà il teatro della mostra Bracha. The Room Is Shared.
Clienti in coda fuori dall’Harry’s Bar dove, senza prenotazione, non si entra nemmeno con i buoni auspici di Arrigo Cipriani. Giovedì sera i coperti saranno 180 e no, non sarà, una performance.


