Un’isola di luce, un viaggio sensoriale attraverso 15 installazioni immersive nelle quali si specchiano le mani di oltre 500 artigiani, arrivati da 70 Paesi di tutto il mondo, ciascuno con la propria storia fatta di talento, lentezza, disciplina.
Ritorna alla Fondazione Cini la quarta edizione di Homo Faber, una semina di oltre 700 oggetti arrivati a San Giorgio dallo scorso 15 giugno, per un volume equivalente a 83 bilici; e giorno dopo giorno, tolti dagli imballaggi, covati dai loro artefici, hanno trovato posto tra i giardini e gli edifici storici dell’isola.

Curata da Michelangelo Foundation e organizzata in partnership con Fondazione Giorgio Cini e Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte, sotto la direzione artistica della designer britannica Es Devlin, An Island of Light è un arcipelago di saperi strappati all’impazienza, al tutto subito, all’impersonalità dell’algoritmo.
Vetro, ceramica, tessuti, legno, vimini, metalli, carta, porcellana, marmo, plasmati con risultati stupefacenti, alcuni direttamente sotto gli occhi dei visitatori, sono il lungo racconto del saper far bene, senza fretta, in scena come in uno spettacolo delle meraviglie dall’1 al 30 settembre (biglietto intero 16 euro, ridotto 10, catalogo Marsilio Arte), che si snoda tra luce, acqua, riflessi, movimento e suoni.

Sul ventre lustro dell’ex piscina Gandini (nella foto d’apertura) l’installazione A Full Moon Rising fa emergere a intervalli regolari un’enorme luna, ora crescente ora calante, costituita da recipienti utilizzati per conservare e trasportare l’acqua.
Nel Chiostro Palladiano, un grande specchio cinetico sovrasta una vasca d’acqua riflettendo gli archi, il sole, le nuvole e il tempo che verrà.

A Feast of Light, nel Cenacolo Palladiano, è un tavolo imbandito di bianco; candidi oggetti in porcellana, vetro, tessuto, carta, mattoncini Lego, come un banchetto della purezza.
Lo precede, sopra la monumentale scalinata, A Luminous Ark, composta da sculture di carta dell’artista cinese Wen Qiuwen ispirate agli uccelli della laguna.

Risponde a tanta limpidezza A Rainbow of Forms: coloratissime creazioni in smalto, resina, vetro, plastica esposte su scaffali e basi rotanti, moltiplicate all’infinito dal soffitto a specchio.
Nel Labirinto Borges, un monumentale arazzo realizzato dalla manifattura tessile Bonotto, in materiali riciclati, riproduce animali, uccelli, insetti della laguna.

Silenziosi, ma presentissimi, gli artigiani mostrano ciò che normalmente fanno all’ombra delle proprie botteghe all’interno di An Atelier Alive, ricostruzione di un vero e proprio laboratorio con gli attrezzi di uso quotidiano, l’odore del legno, della colla, il profumo della carta. Sono i maestri di cui sono esposte le fotografie in bianco e nero nella sala An Index of Artisans, perché dietro ogni paio di mani c’è anche un volto che merita attenzione.

con la curatrice Es Devlin

Anche l’edizione 2026 uscirà dall’isola di San Giorgio con il ritorno di Homo Faber in Città.
Casa Sanlorenzo, sede di Sanlorenzo Arts, alla Salute, ospiterà due mostre collaterali: una curata da Artemest e dedicata ai maestri artigiani di Venezia e del Veneto, l’altra curata da De Mains De Maîtres Luxembourg con artigiani del Granducato.

Per il mese di settembre, inoltre, saranno visitabili anche i laboratori veneziani presenti nella Homo Faber Guide: l’artigianato nelle botteghe del centro storico, in fondo a una calle, in cima a una scala, lì dove l’overtourism non arriva; e la città ringrazia.



