La vita ritorna al Fondaco dei Tedeschi, sebbene per poco, due serate di gala e via (il 17 e il 19 settembre) riservate agli ospiti e alle testimonial di Tiffany & Co. arrivati da tutto il mondo per toccare con gli occhi la nuova collezione autunnale di alta gioielleria della maison statunitense.
Venti mesi dopo la chiusura dello store del lusso a Rialto, tramortito da un passivo di 100 milioni di euro, quindi svuotato in poche settimane nel corpo e nell’anima, si accendono nella corte le luci tinta uova di pettirosso americano, il colore scelto dal fondatore Charles Lewis Tiffany nel 1837 e fin da subito riconoscibile a miglia di distanza, anche al buio.

Sul blu carpet della riva, passano le ambasciatrici del marchio: l’attrice Anya Taylor–Joy in abito bianco con strascico, Matilda De Angelis, la top model Kristina Romanova, l’attrice e ballerina spagnola Begoña Varga, illuminate a giorno dai diamanti della maison.
Ad attenderle, una selva di torciere, il giardino ricostruito intorno alla vera da pozzo (Hidden Garden il nome della nuova collezione), gli addetti all’accoglienza in tricorno, bauta e lanterna, i camerieri con la mascherina di Carnevale; poi lo shooting in terrazza, le riprese dal Canal Grande e dai droni, il viavai di taxi, gli uomini della security a ogni cantone per vigilare sui gioielli.
Ben poco – supponiamo – possono sapere i 500 top clients di Tiffany quanto sia costata in tutti i sensi la riconversione dell’edificio cinquecentesco. Ex sede tristanzuola delle Poste, poi acquistato dal Gruppo Benetton, quindi restaurato dallo studio OMA di Rem Koolhaas e, dopo sette anni e un investimento di 35 milioni di euro, riconsegnato alla città luccicante di promesse.

Già gestito da DFS, che fa parte del Gruppo LVMH, che a sua volta possiede Tiffany & Co., ora il Fondaco ha l’urgenza di far sapere al mondo che esiste ancora.
L’attenzione sugli oltre 10.000 mq di superficie distribuiti su quattro piani, più terrazza sul tetto, rischia infatti di affievolirsi e allora saranno dolori per tutti.

Tocca quindi alla società di gestione di investimenti immobiliari Dekus, alla ricerca di potenziali nuovi gestori, tenere acceso il focolare, anche con la doppia serata di Tiffany, organizzata dalla società Art Events: un’occasione per dar aria al palazzo giocando in casa.
Prima, però. Prima sono entrati in massa addetti alle pulizie, decoratori, tecnici delle luci, del suono, falegnami, operai, fioristi, abbellendo di qua, allestendo di là. Ottoni lucidati, finestre ripulite, il pontile dei tempi felici, come accadde l’1 ottobre 2016, giorno dell’inaugurazione dello store.

Allora, la città rimase frastornata di fronte alla scala mobile rossa, la ghirlanda di archi, gli ascensori dorati; e il Fondaco entrò rapidamente nelle abitudini dei veneziani e nella lista must see dei turisti.
Dieci anni dopo, la storia prova in qualche modo a ripartire davanti ai fotografi scatenati come nemmeno alla Mostra del Cinema. Nessun fan dietro le transenne, bensì i veneziani dietro il barcarizzo dei vaporetti a guardare e fare congetture. Magari, un domani, chissà.




