Ventinove disegni, uno più bello dell’altro, cambiano casa e, dalla dimora di Alessandro Favaretto Rubelli, arrivano a Ca’ Rezzonico, nel portego al primo piano del Museo del Settecento veneziano che sembra fatto per accoglierli.
La collezione, unica nel suo genere poiché raccolta nell’arco di una vita seguendo gusti, intuito, incontri felici, è stata donata dal presidente della Fondazione Rubelli alla Fondazione Musei Civici che ora la presenta alla città con la mostra Nel segno di Venezia prima di riporla con ogni premura nel buio degli armadi stagni per i prossimi cinque anni.


Delicatissime, le opere su carta portano la firma dei grandi artisti della pittura veneziana del Cinquecento e del Settecento e raccontano l’interesse costante dell’avvocato e Cavaliere del lavoro per la storia e l’arte della propria città, che hanno sempre pervaso le collezioni dell’azienda tessile nei suoi 168 anni di storia.
Dai viaggi all’estero o dai negozi di antiquariato, Favaretto Rubelli ritornava in laguna con questi fogli che precedono il capolavoro, a volte del formato di una cartolina; non opere già compiute bensì un abbozzo, una traccia, l’idea che prende forma.

Da Jacopo Palma il Giovane ai cinque Studi di macchiette di Luca Carlevarijs: un carosello di personaggi ritratti nei loro gesti quotidiani destinati poi a popolare le sue vedute.
Foglio dopo foglio, è presente anche una caricatura di Giambattista Tiepolo: pochi segni per tratteggiare tricorno, mantella, scarpini con la fibbia di un uomo senza volto, ma probabilmente pieno di sé.
Due studi di vedute di Canaletto, già parte di un album appartenuto a Italico Brass e in seguito disperso, documentano il metodo di lavoro del vedutista veneziano.

Entrano a fare parte del Gabinetto dei disegni e delle stampe della Fondazione Musei Civici anche opere di Sebastiano Ricci, Gaspare Diziani, Francesco Fontebasso.
Da non perdere il foglio di pittore veneto della seconda metà del XVIII secolo che raffigura accessori di abbigliamento: copricapi e calzature numerati, preparatori per chissà quali dipinti.
La donazione sarà visibile fino all’11 gennaio 2027; poi i disegni saranno scorniciati, una velina al pH neutro verrà inserita tra il passepartout e il foglio; e le opere saranno sottratte alla luce.


