Piovono volantini, in quantità non esagerata, sulle teste fresche di parrucchiere e sugli smoking (non per tutti) alla prima della Fenice che inaugura la Stagione Lirica e Balletto 2025-2026 con La clemenza di Tito di Mozart; e mai titolo fu più indicato, quasi profetico, per i giorni tempestosi del teatro veneziano.
Sulla scalinata in campo San Fantin gli orchestrali protestano nuovamente contro la nomina di Beatrice Venezi a direttore musicale, ritenuta non all’altezza dell’incarico, nella serata più attesa, in diretta radiofonica su Rai Radio3, ben affollata, fredda ma non gelida.

Nessuno assolve, nessuno oblia; il perdono, il potere esercitato attraverso la clemenza restano nella trama dell’opera rappresentata per la prima volta a Praga il 6 settembre 1791 e presentata alla Fenice in un nuovo allestimento, con Ivor Bolton a dirigere l’Orchestra e il Coro, la regia di Paul Curran, le scene e i costumi di Gary McCann, il light design di Fabio Barettin riveriti da sette minuti di applausi.

Nel foyer, a fianco della moglie Alessandra Di Giorgio, soprano, il sovrintendente Nicola Colabianchi accoglie gli ospiti della sua prima prima che certamente avrebbe desiderato meno tormentata.
Dalla conta del chi c’è e come c’è, mancano il sindaco Luigi Brugnaro, che poche ore prima aveva perso la madre, ma la cui presenza non era comunque prevista, e il governatore Luca Zaia, ormai con gli ultimi pacchi sull’approdo di Palazzo Balbi, concentrato sul nome del suo successore che uscirà dalle urne il 24 novembre.
Niente politici, nessun ministro; in cambio arriva Federica Pellegrini, camicia e pantaloni Armani, collana Swarovski, collo nero e verde di finta volpe che sembra vera, insieme al marito Matteo Giunta, naturalmente raggiante di sedere in platea e con il pensiero già alle Olimpiadi.

Passano la consigliera Giorgia Pea in rappresentanza del sindaco, il make-up artist Diego Dalla Palma con sciarpone tricottato perfetto per l’Islanda, Inti Ligabue, Samuel Romano dei Subsonica, Emanuela Bassetti, Fabrizio Plessi, Vincenzo Marinese, Paolo Costa con la moglie Maura, Matteo Corvino, Servane Giol.
Nella lista degli invitati anche la sovrintendente dell’Arena di Verona Cecilia Gasdia, Alessandro Cecchi Paone, il regista de Le città di pianura Francesco Sossai, lo scrittore Giovanni Montanaro, Karol Veil, Fabio Moretti.
Non può mancare perché non manca mai Cecilia Matteucci infilata in un tesoro vintage: abito paillettes Louis Vuitton, sciarpa Dior, stivali Chanel, borsa a piccolo punto.
Per la cena nelle Sale Apollinee tavoli con i nomi degli Imperatori romani, fiori di Munaretto Plants, catering di Rosa Salva, cocktail Clemenza del barman Gennaro Florio che ha messo tra gli ingredienti il vino speziato del perdono; poi si vedrà se funzionerà o meno.
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