Casino Venier Venezia

Casino Venier, la grazia ritrovata

Così delicato, pieno di grazia, dalle proporzioni perfette; luogo di incontri galanti, frivolezze, giochi d’azzardo, conversazioni colte, balli, musica.

Il Casino Venier, affacciato sul rio e sul ponte dei Bareteri, nelle Mercerie, ritrova la bellezza perduta grazie a un paziente restauro che, dopo aver interessato la Sala da pranzo di Bacco nel 2023 e la Sala delle Arti nel 2024, restituisce ora anche il Salone centrale con gli stucchi color pastello, gli specchi, gli affreschi, le porte in palissandro, il pavimento in marmo e quel profumo di altri secoli quando il divertimento era una cosa seria.

Gli specchi del Salone centrale

Di proprietà del Comune e sede dell’Alliance Française dal 1987, il casino era il ridotto di Elena Priuli, moglie del procuratore Federico Venier, che ne fece il suo ambitissimo salotto nel quale riceveva gli amici e li dilettava con concerti, ricevimenti, tra un cambio d’abito e un tocco di cipria.

Il soffitto decorato

La nobildonna aveva saputo scegliere bene la sua “piccola casa” che ricalcava la tipologia delle dimore veneziane. Quasi un palazzo da bambole, all’interno del mezzanino di un anonimo edificio che garantiva la riservatezza anche grazie a uno spioncino nel pavimento attraverso il quale si poteva vedere chi entrava e, nel caso di visite inaspettate, correre ai ripari.

Le grate della Sala dei musici

La decorazione interna, della metà del Settecento, ha la soavità dei pastelli di Rosalba Carriera, un’armonia di tinte tenui, bagliori dorati, putti in volo, specchi che si riflettono tra loro moltiplicando la luce delle candele.

Il restauro, coordinato dall’architetto Gea Storace, costato 100.000 euro e finanziato da Roberto Coin, ha riportato il ridotto a com’era tre secoli fa, quando i casini in laguna erano ben 118 secondo una moda che metteva d’accordo privacy e svago con qualche punta di dissolutezza.

Il caminetto rivestito con maioliche di Delfi

Il desiderio di discrezione ritorna con il liagò, piccolo poggiolo coperto in ferro dal quale si poteva osservare il passaggio nella strada senza mostrarsi, e nelle grate in legno dorato della sala dei musici che suonavano senza vedere né essere visti, invisibili come gli altri servitori del casino.

Il liagò affacciato sul ponte dei Bareteri

Alla presentazione dei lavori illustrati dalla restauratrice, il presidente dell’Alliance Française, Gilles Debonnet, il mecenate Roberto Coin, presidente di Roberto Coin S.p.a, la presidente dei Comitati privati per la salvaguardia di Venezia Paola Marini, l’assessore al Patrimonio Paola Mar.

  1. E propio interessante conoscere aneddoti di questa città magica ! Mi fa pensare al libro che sto leggendo “La fileuse de verre” de Tracy Chevalier. Venezia ti fa sognare anche se attualmente i sogni possono divertire incubi di tristezza quando vedi come il turismo di massa distrugge la magia di Venezia.

  2. Uno scrigno preziosissimo un piccolo gioiello nel cuore di Venezia in pochi metri quadri racchiusi la bellezza la leggerezza e la maestria degli artigiani di un tempo
    Da visitare
    Alessandra

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