Marina Abramovich Gallerie dell'Accademia

Abramović è pura energia

Nascere Marina, fare del proprio corpo un’opera d’arte totale, diventare Abramović e continuare a essere irripetibile anche alla soglia degli 80 anni, che su di lei non significano nulla.

Essere la signora che ha toccato limiti fisici e mentali estremi, entrare come prima artista donna vivente alle Gallerie dell’Accademia, protagonista della mostra Marina Abramović: Transforming Energy (fino al 19 ottobre) curata da Shai Baitel, direttore artistico del Modern Art Museum (MAM) di Shanghai, e subito spandere luce, come un idolo reso lustro dall’ammirazione dei fedeli.

Il portale luminoso

Conservarsi disciplinata, stoica come i genitori partigiani, ferma di fronte alla violenza, impassibile davanti al dolore, offrendosi al pubblico come in un rito sacrificale laico.

Solo che questa volta la prospettiva cambia. Non è l’artista serba naturalizzata statunitense a trasfigurarsi in performance, bensì sono i visitatori a occupare la scena, sperimentando una serie di Transitory Objects interattivi, nel silenzio delle cuffie isolanti, senza orologio, senza fretta, guidati da ragazzi e ragazze in camice bianco.

I letti in legno e cristallo di quarzo

Restare se stessa anche rovesciando i ruoli: ora è lei che invita il pubblico ad attraversare portali in pietra con cristalli incastonati, a stendersi su letti di legno e cristalli di quarzo per un tempo “illimitato”, a lasciarsi carezzare da lunghe code di cavallo che fremono al contatto con il corpo.

In questa trasmissione di energia, si azzera la distanza tra corpo e spirito, passato e presente, tra chi dà e chi riceve, tra artista e spettatori.

La mostra alle Gallerie dell’Accademia
I telefoni

Presentarsi alla vigilia del primo giorno di pre-apertura della 61. Biennale Arte in completo blu scuro, la pelle di porcellana, i lunghi capelli neri che nel 1976 legò a quelli del compagno Ulay, schiena contro schiena, per 16 ore.

Raccontare la prima visita a Venezia insieme alla madre, quando era adolescente, e spiegare di aver visto per la prima volta un altro mondo.

La vasca in alluminio, vernice liquida e cristalli
La scala dei coltelli

Non dimenticare mai il destino di sofferenza del corpo umano, racchiuso nella Pietà (with Ulay) del 1983, in muto dialogo a 450 anni di distanza con la Pietà di Tiziano rimasta incompiuta e terminata da Palma il Giovane.

Chiamarsi Marina Abramović e fare di ogni apparizione un’epifania, anche quando, accompagnata dal direttore delle Gallerie dell’Accademia, Giulio Manieri Elia, indossa il soprabito, ringrazia e scompare.

  1. Quando sono andata a vedere tutto ciò che la riguardava in una galleria pazzesca a Piccadilly a Londra dove vivo… ho 🥲 dall’emozione. Lei può far smuovere tutto e tutti con la sua energia. Tutto ciò che ha fatto e fa inspiegabilmente artistico erotico sublime.

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