Bvlgari 61 Biennale Arte

Biennale all’ultima moda

La moda tira dritto. Le zuffe, i veleni, i fumogeni delle Pussy Riot, i seni sventolati dalle Femen non la sfiorano; si erge sullo sfondo di una Biennale Arte cannibalizzata dalle proteste, che sarà (anche) ricordata per un padiglione che forse non doveva esserci, un’inaugurazione che non ci sarà, un tono sommesso che non c’è mai stato.

In questa sottrazione di intenti, i marchi del lusso sbarcano in laguna con la disciplina di una sfilata, il glamour da Mostra del cinema e i molti denari di un mecenatismo che guarda a Venezia come al miglior investimento possibile.

Palazzo Ducale per Bvlgari

La maison Bvlgari, ad esempio, partner esclusivo della Biennale Arte fino al 2030, presenta un proprio padiglione nello Spazio Esedra dei Giardini e imbandisce per i suoi ospiti e testimonial una cena alla Biblioteca Nazionale Marciana (foto d’apertura) nel giorno dell’inaugurazione della prima mostra della Fondazione Bvlgari dedicata alle artiste Ben Hamouda e Lara Favaretto.

Un’ospite della serata

L’invito alla serata, con cocktail sotto i portici della Gelatiera Al Todaro, ha in serbo una sorpresa e la sorpresa, costata un giorno e una notte di prove, è il video mapping sulla facciata di Palazzo Ducale con il leone dagli occhi di smeraldo, la criniera di diamanti e le ali di luce.

L’evento di Bvlgari in Marciana
L’architetto Peter Marino

I brand amano Venezia anche quando ci sono più poliziotti che belle signore e la città chiede venia. Lo sa bene Chanel che ha scelto la Capitaneria di Porto per la maxi affissione di fronte all’isola di San Giorgio, da sempre appannaggio della festa biennalesca di François Pinault.

Chanel sulla facciata della Capitaneria di Porto

Lo conferma Louis Vuitton: lunch a Palazzo Ducale in occasione della mostra all’Espace Louis Vuitton trasformato in un santuario cibernetico, a metà tra una cappella e un rifugio futuristico, per il film DOKU The Illusion (138′) dell’artista cinese Lu Yang.

Non arriva aria di tempesta nei palazzi, lustri, arieggiati, preparati da settimane, come la Fondazione Prada a Ca’ Corner della Regina, dove Miuccia Prada accoglie gli invitati della mostra Helter Skelter: Arthur Jafa and Richard Prince.

Intanto Venetian Heritage, diretta da Toto Bergamo Rossi, conduce i suoi soci sostenitori da una visita a un cocktail, da un dinner a una vernice, fino a The Casino Royale Ball 1930 con Dior al Palazzo del Casinò al Lido. Il ricavato andrà dritto dritto a sostenere il progetto di restauro e riallestimento della Ca’ d’Oro, la cui conclusione è prevista nel 2027.

L’Espace Louis Vuitton

La gioielleria Pomellato apre le porte in calle Larga XXII Marzo agli oggetti artistici e decorativi in ceramica di Mutina, a pochi passi dalla boutique appena riaperta di Cartier che assiste, non senza un attimo di sgomento, al passaggio bellicoso degli ormai noti passamontagna fucsia.

Non resta a guardare nemmeno Swatch, già main sponsor per sette edizioni della Biennale Arte, e ora in linea con In Minor Keys di Koyo Kouoh nella Serra dei Giardini Reali con Flora Fantastica e le opere di cinque artisti in residenza allo Swatch Art Peace Hotel di Shanghai.

Mentre Isabella Ferrari si prepara alla frenesia biennalesca mostrandosi su Instagram con la maschera che promette miracoli (non ne ha bisogno), è caccia a un tavolo libero, ma senza tafferugli perché anche il corteo pro Pal è stato infine disperso.

Andrew Lloyd Webber con la moglie da Ivo

Frotte di clienti respinte con grazia all’Harry’s Bar; tripli turni anche da Ivo dove hanno cenato – tra gli altri – Laurene Powell, vedova di Steve Jobs, Mozah bint Nasser al-Missned, madre dell’emiro del Quatar Al Thani e il compositore inglese e collezionista d’arte Andrew Lloyd Webber. Immenso nella musica, soddisfatto nel palato.






  1. Bene si legge tra le righe il tuo sgomento per un sogno che fa fatica a resistere e si appanna sempre di più. Complimenti come sempre alla tua sintesi ben centrata.

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