Elisabetta Armellin V73

«V°73, una borsa per amica»

V come Venezia, 73 come l’anno di nascita; tra l’una e l’altro la storia felice, in continuo divenire, di Elisabetta Armellin, creatrice del marchio di borse e accessori V°73 che oggi ha inaugurato la nuova boutique in Frezzaria, dietro Piazza San Marco.

Designer, pittrice, studi all’Accademia di Belle Arti di Venezia, un master in design della calzatura a Milano, dodici anni di esperienza negli uffici stile di aziende quali Stefanel e Benetton, originaria di Roncade dove vive con il figlio Giacomo, valigia sempre pronta, cuore saldo in laguna, la stilista era già nel proprio destino da quando aveva tre anni, e aveva sempre la matita in mano.

Oggi le sue creazioni attraversano la strada al braccio di Laura Pausini, Serena Rossi, Sveva Alviti; la produzione è presente in un centinaio di negozi multimarca e, oltre a Venezia, in un monomarca a Capri; 40 i modelli per ogni collezione, che sono due all’anno.

La nuova boutique V°73 in Frezzaria, oggi l’inaugurazione

Partiamo dall’inizio.

«Ho disegnato la prima borsa nel 2011, sul volo Parigi Venezia. L’idea mi venne osservando una Birkin di Hermès nella vetrina dell’aeroporto. Bellissima, ma irraggiungibile. Ho pensato e ripensato a come avrei potuto renderla accessibile finché non ho avuto un’illuminazione».

Quale?

«L’immagine della Birkin stampata su una shopper in canvas. Una borsa nella borsa. L’ho chiamata Classica, un nome intramontabile per un accessorio ironico e pop. Costava 190 euro. In due anni ho venduto 250.000 pezzi».

E’ stato complicato?

«Ho impiegato sei mesi per realizzare il prototipo. Non mi andava mai bene niente».

E’ perfezionista?

«Abbastanza».

Abbastanza, quanto?

«Abbastanza, molto».

L’interno della boutique

Dieci anni dopo, nel 2021, in piena pandemia, ha lanciato I Am A Responsible Bag.

«In quel periodo tutto è cambiato e ho sentito la necessità di fare, nel mio piccolo, qualcosa per il futuro di mio figlio e dei ragazzi della sua età. Ne è uscito un prodotto ecosostenibile con filati riciclati da tessuti usati. Una borsa responsabile anche nel messaggio».

Il suo marchio è sempre attento a materiali e tecnologie.

«Faccio molta ricerca, vado alle fiere, cerco di esplorare nuove opportunità. Ho sperimentato anche bucce di mela e funghi».

L’offerta di borse oggi è pressoché illimitata. Quando ha capito che ce l’aveva fatta in un mercato così affollato?

«In due occasioni fondamentali. Un articolo su Vanity Fair, totalmente inaspettato. Poi, nel 2013, un distributore coreano mi ordinò 80.000 pezzi in un anno. A Seul moltissime ragazze giravano con la mia borsa».

Il modello I Am A Responsible Bag

Quanto impegno e quanta fortuna?

«Mi considero una folle predestinata. Amo il mio lavoro e sono sempre positiva e propositiva. Credo che questo approccio alla vita mi abbia aiutato. Certo, come per tutti, ci sono stati momenti bui».

C’è molta Venezia nelle sue creazioni.

«Moltissima Venezia. Ho aperto qui, nel 2014, la mia prima boutique, di soli 20 metri quadrati. Ora ci siamo spostati pochi metri più in là, in un locale più grande, che abbiamo ristrutturato in un mese. Una scatola color crema, con due colonne e la trave in legno originarie, gli arredi con i colori della città, oro e rosso veneziano. Il logo è il rosone rivistato di Palazzo Ducale, le fodere interne hanno le decorazioni della Ca’ d’Oro. Questa città è una fonte d’ispirazione continua».

A quale modello è più affezionata?

«Alla Classica, senza dubbio. Per l’inaugurazione della nuova boutique ho fatto realizzare venti pezzi numerati. In realtà considero tutte le borse le mie bambine».

In che senso?

«Nel senso che parlo con loro, come si fa con le piante. A una dico: aspetta che ti sistemo meglio. Un’altra mi chiama perché non è stata messa al proprio posto. Cose così».

La riedizione di Classica in 20 esemplari

A sua madre, mancata un anno fa, ha dedicato la Lolli Pop.

«Sì. Il suo soprannome era Lolli, ed era un’entusiasta della vita. Per questo l’ho realizzata in colori metallizzati, allegri come lei».

Com’è strutturata oggi la sua azienda?

«Lavoro solo con donne, il mio team è praticamente tutto femminile. Tra ufficio stile, commerciale e marketing siamo una sessantina di persone. Alcune di loro, come Elisa e Sara, sono con me da sempre».  

Cosa chiede oggi una donna a una borsa?

«La leggerezza, innanzitutto. La nostra 3X550 è stata chiamata così perché è stata proposta in tre declinazioni e pesava 550 grammi. Poi naturalmente, una borsa deve essere anche un prodotto originale, deve far capire che dietro c’è una storia, una persona che l’ha creata, e che al suo interno c’è un’anima».

Quanto costa una V°73?

«Il rapporto qualità prezzi da noi è essenziale. I nostri prodotti vanno dai 140 ai 210 euro».

  1. Dietro ogni borsa c’è davvero un’anima… e questo articolo lo racconta benissimo. Complimenti Elisabetta, per aver creato un brand con un’identità così forte e riconoscibile ✨

  2. Complimenti per questo fantastico traguardo. Un successo meritato! Sei la dimostrazione che impegno, esperienza passione e autenticità portano lontano.
    Complimenti di Cuore!🫶

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