Qui è tutto vero; qui ci sono talento, disciplina, infinita pazienza, forse un po’ di mal di schiena a forza di stare chini su un centimetro quadrato di merletto, uno scampolo di velluto, un filo d’oro o di ferro.
Sono 163 i maestri del saper fare protagonisti della quarta edizione del Salone dell’Alto Artigianato Italiano (fino al 4 ottobre) – promosso dal Comune e organizzato da Vela Spa – riuniti alle Tese di San Cristoforo e delle Nappe in Arsenale trasformate in un’immensa fucina.
All’indomani della chiusura di Homo Faber alla Fondazione Giorgio Cini, altri artigiani provenienti da tutta Italia dimostrano quanto la sapienza delle mani guardi al futuro, più forte dell’intelligenza artificiale.

Taglio del nastro sotto un sole da metà luglio con il sindaco Simone Venturini, insieme all’assessore regionale allo Sviluppo economico Massimo Bitonci e al direttore generale di Vela Fabrizio D’Oria.
All’ombra delle Tese, senza trucco e senza inganno, sfilano le opere in vetro, mosaico, lana, broccato, legno, marmo, cuoio, carta; i tessuti intrecciati, i gioielli cesellati, gli strumenti musicali: ogni stand è una bottega, ogni bottega una storia di ingegno.
Tra le numerosissime proposte, ne segnaliamo dieci da non perdere.
I fiori giganti

Solo extra large, alti come alberi e destinati a non appassire mai. Sono i fiori in carta, tessuto e gomma Eva di Olga Bigflowers, laboratorio di Martellago che, petalone dopo petalone, fa sbocciare rose, gerbere, margherite, tutte fuori scala, per l’allestimento di vetrine, alberghi, matrimoni, eventi. Dai 150 euro.
L’anima nel fil di ferro

Il ferro nero diventa un filo e il filo ammaestrato da Oscar Pavan (di Vidor, in provincia di Treviso) si piega, si torce, diventa contenitore e contenuto. Vasi cilindrici, sfere, anfore dalla trama fittissima dove ogni filo verticale è un pilastro e ogni filo orizzontale il suo compagno. L’ombra proiettata da queste sculture su una superficie bianca sono ricami geometrici, come un’opera che genera un’altra opera. Prezzi dai 600-700 euro.
L’upcycling della pelliccia

Nulla si butta, tutto si ricicla. Nel laboratorio artigianale Giacometti di Noale, fondato negli anni Settanta da Orazio Giacometti e oggi portato avanti da Gianmarco, le pellicce incontrano una seconda possibilità e diventano coperte su misura, cuscini (nella foto d’apertura), arazzi, copriletti. Visone, volpe, montone, agnello, insieme a pellicce vintage rigenerate: l’upcycling non è mai stato così caldo.
Un‘architettura per cappello

Non è un cappello, non è una scultura, piuttosto un’architettura da indossare. Baldacchini Hat di Roma nasce nel 2013 dall’idea della designer Sabrina Baldacchini di creare copricapi partendo da una forma sferica. Ogni cappello è un pezzo unico, dinamico e multiforme, capace di continue trasformazioni.
Velluto, lurex, jersey, in tinta unita, animalier, a motivi geometrici o con la riproduzione di opere d’arte, per farsi notare quanto basta.
Lunardelli, non solo legno

L’azienda specializzata nella lavorazione del legno porta in dote al Salone i suoi quasi 60 anni di storia, la libreria Querini, i cui ripiani sono tenuti insieme da sostegni in vetro borosilicato, e lo specchio Luna, calante o crescente a seconda dei propri desideri. Una biblioteca del legno permette di toccare con mano e con l’olfatto trucioli di noce canaletto, rovere, frassino, larice, ciliegio e cirmolo.
Un amore in Gondolina

No, non è la solita friulana, ormai in vendita anche nelle tabaccherie. La Gondolina, oltre a una varietà di modelli e colori, vanta una speciale suola ergonomica brevettata che scongiura l’andatura da papera. Dietro il marchio Gondolina Shoes, l’idea e l’amore tra Agnese Cosulich e Javier Fernández Aguilar.
L’eternità del merletto

Non smette di lasciare a bocca aperta il merletto di Burano, sempre più raro, frutto di una costanza infinita, occhi allenati e capo chino. Martina Vidal, alla quarta generazione, stende le tovaglie antiche che sono costate anni di lavoro e valgono quanto una Ferrari. Le merlettaie dell’atelier usano le stesse tecniche adoperate dalle loro antenate nel 1600, quando tovaglie, lenzuola, centri tavola abbellivano le più importanti dimore d’Europa.
Tutti pazzi per il denim

Invecchiato, schiarito con l’acido, lavato e ancora lavato fino a ottenere un denim morbido che, da simbolo dello street wear, diventa tessuto d’arredo. La tela blu robusta usata a Genova per le divise dei marinai si veste di disegni stampati a mano con telai serigrafici da Jeans Decor di Treviso. Cuscini (da 98 euro), tovagliette all’americana (38 euro), runner (88 euro) fino a tovaglie su misura anche double face.
I costumi di Antonia Sautter

Già al lavoro per la prossima edizione del Ballo del Doge (sabato 6 febbraio 2027 alla Scuola Grande della Misericordia), la stilista Antonia Sautter esibisce alcuni dei suoi favolosi costumi che ormai da oltre trent’anni tengono alto lo spirito del Carnevale veneziano. Epoche, mondi, ruoli si sovrappongono nell’atelier che conta oltre 1.500 creazioni.
Un leone per Geomodel

Non solo dinosauri. Geomodel di Marcon, laboratorio specializzato nella realizzazione di ricostruzioni tridimensionali a grandezza naturale di animali estinti e specie viventi del mondo animale e vegetale, questa volta impressiona con un esemplare di leone di San Marco in vetroresina che il titolare Mauro Scaggiante, prima un occhio, poi la coda, sta rivestendo con la foglia d’oro.


