Ellen Burstyn Leone d'Oro alla Carriera

Ecco Marilyn a cent’anni

Essere Marilyn Monroe, ma non l’attrice nello splendore della giovinezza, bensì la donna matura che non potè mai diventare, nella fragilità della vecchiaia.

Essere Ellen Burstyn (nella foto d’apertura), 93 anni, Leone d’Oro alla Carriera della 83. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, e portare sul grande schermo la diva ormai anziana, il viso sempre truccato, i capelli freschi di parrucchiere, che si presenta a un provino in un piccolo black box theater di New York dove racconta ciò che la storia non ha potuto scrivere.

Nel centenario della nascita di Norma Jeane Mortenson Baker, il cortometraggio Flesh Impact della regista e presidente della Giuria di Venezia 83 Maggie Gyllenhaal, per la sezione Venice Open – Fuori Concorso, riavvolge il nastro e dà un’altra possibilità al destino.

Ellen Burstyn in conferenza stampa

Non la morte per overdose di barbiturici, il 5 agosto 1962 nella casa di Los Angeles, bensì una naturale discesa verso il declino che tuttavia concede a Marilyn l’opportunità di dire chi sia stata veramente, oltre all’idolo reso lustro dall’adorazione dei fedeli.

Un tempo supplementare del quale si vorrebbe sapere ancora e ancora, e che invece dura solo 22 minuti, con Dakota Johnson nelle forme di Marilyn giovane.

L’incontro

L’autografo dell’attrice

Ellen Burstyn e Marilyn Monroe, pur quasi coetanee e colleghe, non si conobbero mai di persona. S’incontrarono solo una volta in un locale notturno dove Burstyn rimase incantata a guardare quella “creatura magica” e Monroe le fece un cenno con la testa. Il titolo del corto indica l’impatto carnale, la sensazione quasi tangibile del corpo di Marilyn sullo schermo, come se gli spettatori potessero toccarla.

Il massaggiatore

Maggie Gyllenhaal, regista e presidente della Giuria di Venezia 83

Le due attrici ebbero un massaggiatore in comune, che non si teneva un cecio in bocca. Fu così che Burstyn venne a sapere un sacco di cose su Marilyn, compresa la sua capacità mimetica. La diva poteva salire a bordo di un aereo con un fazzoletto in testa o camminare per strada senza che nessuno la riconoscesse.

Le lacrime

L’attesa dei fan dentro il Palazzo del Cinema

Abito arancione, spolverino giallo, cinque giri di collane, l’attrice non trattiene l’emozione in Sala Grande dove riceve il Leone d’Oro alla Carriera dalle mani del direttore Alberto Barbera.

Standing ovation per l’attrice statunitense che non è rimasta un giorno con le mani in mano: 67 film per il cinema (da L’esorcita ad Alice non abita più qui), una novantina per la televisione, una messe di premi. L’attrice è al Lido anche con il film Place to Be di di Kornél Mundruczó.

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