Tutte le persone belle si assomigliano, ogni mostro è mostruoso a modo proprio.
Dopo Frankenstein del regista Guillermo del Toro, orripilante, certo, ma non per colpa sua, il Lido penetra negli abissi del male che si annida ovunque, per mano di chiunque, non importa contro chi.
Nello stesso giorno, sotto lo stesso cielo, passano alla 82. Mostra del Cinema il film in Concorso Elisa di Leonardo Di Costanzo, sulla storia vera di una ragazza che uccise la sorella apparentemente senza motivo; e quattro episodi della serie tv Il Mostro (dal 22 ottobre su Netflix), che per tutti e per sempre è quello di Firenze, firmata dal regista Stefano Sollima.
I fatti di cronaca nerissima non sono solo raccontati nella loro crudezza, ma sono accompagnati dall’ascolto, da una qualche possibilità di redenzione, dal ricordo.
E’ il caso di Elisa (Barbara Ronchi, nella foto d’apertura), ispirato alla vicenda di Stefania Albertani e agli studi dei criminologi Adolfo Ceretti e Lorenzo Natali. La giovane donna è in carcere da dieci anni per avere ucciso la sorella maggiore e averne bruciato il cadavere. Non ricorda quasi nulla e, nel prendere le distanze dal delitto, prende le distanze da sé.

In passerella insieme a Ronchi in abito argentato e al regista, gli altri interpreti del film: Valeria Golino in total look Pucci, Roschdy Zem, Diego Ribon e la veneziana Roberta Da Soller.
Resta invece il Mostro per definizione, perché ancora senza volto certo dopo otto duplici omicidi e 17 anni di orrore, colui che tra 1968 e il 1985 seminò il terrore sui colli intorno a Firenze.
Per 217 minuti Sollima ricostruisce la storia del primo serial killer del Paese, che in epoca social sarebbe diventato ancora più ripugnante. Grazie ai procedimenti e alle indagini ancora in corso, il regista porta sul grande schermo tutti i mostri papabili – a cominciare da Pietro Pacciani, poi assolto – in una storia che esplora i possibili colpevoli dal loro punto di vista.


