Tre edifici vicini vicini, la scalinata, il salone da ballo, il giardino, le corti, la spa e quel nome, Orient Express, che evoca viaggi favolosi nel tempo, nell’avventura e nel lusso.
Dopo un restauro durato otto anni, Palazzo Donà Giovannelli, in Strada Nova, rinasce come hotel sotto il marchio del celebre treno, nato nel 1883, oggi gestito dal Gruppo Accor in partnership strategica con LVMH.

Orient Express Venezia, di proprietà di Arsenale Group, ritorna lì dove la storia era stata interrotta e si riaffaccia alla città con la spettacolare facciata del XV secolo, le finestre gotiche, gli affreschi, i marmi, le decorazioni, i lampadari in vetro di Murano e la scala ottagonale del XIX secolo progettata da Giovanni Battista Meduna che è un capolavoro di bellezza.

I lavori, curati dall’architetto libanese Aline Asmar d’Amman, hanno ridisegnato gli spazi degli edifici per realizzare 47 tra camere e suite, dai 30 m² ai 148 m², tutte diverse l’una dall’altra, ciascuna con il proprio nome: Suite Colori Persi, Suite Cherubini, Suite del Conte (abitata dal conte Giovannelli), Suite Orient Express con letto a baldacchino e biancheria Rivolta Carmignani 1867, fino a 9.700 euro a notte.

I due ristoranti portano la firma dello chef tre stelle Michelin Heinz Beck; il Wagon Bar in stile Art Déco evoca la carrozza del treno, richiamato anche sulla facciata dell’hotel grazie ai video che proiettano le immagini del panorama visto dai finestrini. Come essere a bordo, ma con i piedi sui masegni.


Nell’anno dei grandi alberghi a cinque stelle, ritorna nel presente il palazzo costruito nel 1436 e donato nel XVI secolo al Duca di Urbino che per le nozze del figlio con la principessa Vittoria Farnese, nel 1548, fece realizzare il Salone Vittoria affacciato sul canale di Santa Fosca.


Nei secoli successivi, la dimora fu di proprietà delle famiglie Donà e Giovannelli, che continuarono ad arricchirla con affreschi e opere d’arte.
Dopo la trasformazione nel corso del XIX secolo, l’edificio divenne pinacoteca, poi casa d’aste; infine si chiuse nel riserbo di quei palazzi spogliati della propria funzione, ma non dell’orgoglio.
Cocktail inaugurale con le signore strette nelle loro pashmine; in omaggio agli invitati un fiore in vetro di Murano.


