Quanta bellezza e, ancora prima, quanto impegno, quanta cura, per riportare la vita in un palazzo carico di storia che poteva finire in altre mani, verso altri destini, non tutti desiderabili, e invece.
Palazzo Pisani Moretta, sede della Fondazione Dries Van Noten, è il risultato di una passione che non calcola i costi.
Acquistato un anno fa per una cifra stimata intorno ai 36 milioni di euro dallo stilista belga insieme al marito Patrick Vangheluwe dopo un’intensa trattativa con la proprietà, la famiglia Sammartini, è restituito alla città nel giorno di San Marco, della festa del bòcolo, tra le campane a festa, la Biennale Arte alle porte.

L’edificio, con la sua facciata gotica fiorita, non sarà più solo palazzo, né diventerà museo; non sarà l’abitazione di Van Noten (che risiederà altrove, poco distante) né si chiuderà dietro eventi esclusivi.
Arte e artigianato hanno già preso possesso delle venti sale distribuite su due piani, sotto gli affreschi di Jacopo Guarana e Giambattista Tiepolo, i lampadari in vetro di Murano che, negli anni, hanno illuminato feste pazzesche, set di film, balli di Carnevale, matrimoni, gala hollywoodiani.

Il palazzo si ripropone oggi come laboratorio del saper fare, dei gesti lenti, delle competenze che arrivano da lontano, più intelligenti di qualsiasi intelligenza artificiale e che, come in una scena teatrale, nella penombra dei saloni, danno corpo alla prima mostra The Only True Protest is Beauty.

Oltre 200 oggetti tra moda, gioielleria, arte, fotografia, vetro, design, ceramica, materiali sperimentali che rappresentano solo l’inizio di un percorso che vedrà svilupparsi, nel tempo, progetti collaborativi con le maestranze locali, residenze, programmi educativi dedicati agli studenti.

Quanta bellezza, quanta ricerca, immaginiamo fino allo sfinimento, negli abiti haute couture firmati Christian Lacroix e Rei Kawakubo per Comme des Garçons, nei gioielli di ispirazione Memento Mori di Codognato, le ceramiche di Kaori Kurihara, i lavori in vetro di Ritsue Mishima, Alexander Kirkeby e Armand Louis, le composizioni realizzate con elementi metallici di scarto di Ann Carrington, i fiori in vetro di Lilla Tabasso, le fotografie di soggetti addormentati di Steven Shearer.

I veneziani hanno ritrovato lo scalone a duplice rampa, la riva in Canal Grande dove affacciarsi; in una sala al secondo piano le poltroncine originarie del palazzo, accanto alle sedute contemporanee di Guillermo Santomà, Nifemi Marcus-Bello, Lionel Jadot, la minuscola porta di quello che era un minuscolo bagno, qua e là il ricordo di momenti felici.

La mostra resterà aperta fino al 4 ottobre; poi Palazzo Pisani Moretta chiuderà per un importante intervento di restauro. Nel frattempo, la Fondazione sarà presente con un secondo spazio, Studio San Polo, progettato da Giulia Foscari che accoglierà laboratori e performance.


